
2 Agosto – Dal rifugio Kverkfjoll a Drekaskáli (Askja ) – F902, F910, F88 – Km 123 – S
La notte al rifugio Kverkfjöll è stata molto ventosa, come anticipato dai ranger, e per fortuna abbiamo dormito nel rifugio.
Il lavoro di ranger è stagionale, dai due a quattro mesi in estate a seconda di dove viene svolto; sembra non essere di interesse per gli uomini islandesi e quindi ci sono moltissimi ranger donna, spesso studentesse.
Da Kverkfjöll all’Askja le piste passano attraverso paesaggi che mutano continuamente, da sabbia più chiara a sabbia vulcanica scura con sullo sfondo i ghiacciai.



Dopo aver percorso la F902 e la F910, arriviamo al bivio con la F88 che parte da nord e porta all’Askja.
Al posto che andare subito verso l’Askja decidiamo di risalire verso nord per circa 20Km verso il monte Herðubreið , fino a passare il guado presso l’omonimo rifugio.


Si torna indietro sulla F88 verso Drekaskáli, la base per la visita all’Askja dove c’è anche il campeggio presso il quale sosteremo la notte.


Da Drekaskáli parte una pista di circa 8Km porta al parcheggio per la visita dell’Askja, pista che passa attraverso le colate più recenti.



E voilà sua Maestà l’Askja!!
L’Askja è uno stratovulcano che ha eruttato due volte in epoca moderna: una nel 1875 e una nel 1961.
Durante l’eruzione del 1875 una serie di esplosioni violente fece saltare la cima del vulcano, formando una caldera di circa 4,5 km di diametro. Le emissioni di cenere raggiunsero l’intera Islanda orientale e si spinsero fino alla Scandinavia, danneggiando i raccolti e provocando un’ondata migratoria verso il Nord America.
Nella caldera si formò il lago Öskjuvatn, profondo oltre 200 metri. Accanto, il piccolo cratere Víti, che in islandese significa “Inferno”, colmo di acqua geotermica calda e leggermente sulfurea. Negli anni ’60 la NASA addestrò qui gli astronauti delle missioni Apollo, sfruttando la somiglianza del paesaggio con quello lunare.
E’ una bella giornata ma c’è un vento incredibile, 70-80 Km/h….
La semplice passeggiata dal parcheggio al lago Viti si rivela faticosa con il vento in faccia che porta polvere a volontà.
Siamo comunque rapiti dall’immensità della caldera.




Dal lago Viti percorriamo in parte il sentiero che porta a Drekaskáli per portarci un po’ in quota ed ammirare la caldera col lago Öskjuvatn ed il Viti.





Tornati a Drekaskáli ci rechiamo all’ufficio dei rangers dove interroghiamo il ranger, uomo questa volta, sulle due possibili opzioni per andare a Nýidalur, la F910 e la pista secondaria a sud che costeggia il Vatnajökull, detta Gæsavatnaleið, il percorso dei laghi delle oche.
Mentre la F910 è più regolare e prende dalle 7 alle 9 ore, la pista a sud è molto più isolata, parecchio sconnessa, con terreni dalla sabbia alla lava, alcuni guadi, solo per fuoristrada preparati e tuttavia più breve, prendendo dalle 6 alle 8 ore.
Faccio capire la mia preferenza per quella sud, pianificata e sognata dall’Italia, e ci suggerisce di partire presto in modo da passare la piana alluvionale prima che i fiumi glaciali la coprano rendendola non transitabile; veniamo poi informati che un guado presso Nýidalur aveva le sponde mangiate dalla corrente rendendo difficile capire la direzione in cui guadare.
Notte in campeggio a Drekaskáli dove dopo cena con nostro disappunto l’heater di Carolina continua a spegnersi obbligandoci a dormire imbacuccati dato che i sacchi a pelo non sono caldisimi.
3 Agosto – Da Drekaskáli a Landmannalaugar – F910, Gæsavatnaleið, F26, F208 – Km 242 – S/A/S
La mattina del 3 agosto ci alziamo presto in modo da lasciare il campeggio prima delle 8; scopriamo che la causa di malfunzionamento dell’heater era la presa aria di ingresso ostruita e quindi per i prossimi giorni bisognerà stare attenti a non coprirla.
Dopo aver percorso la F910 per poco più di 20Km di pista sabbiosa, svoltiamo a sinistra per la pista secondaria.


Attraversiamo la piana alluvionale ed i letti asciutti dei fiumi glaciali che si formano nel corso della giornata; facendo vento forte da sud i ghiacciai si sciolgono di più, motivo per il quale siamo partiti presto.


Passiamo dell’Urðarháls, un profondo cratere a lato strada

La pista è parecchio sconnessa e si deve procedere lentamente con le marce ridotte, con dei passaggi anche di trial. Prima vera prova di fuoristrada per Carolina che se la passa egregiamente.
Fuori c’è un vento fortissimo che solleva sabbia; proviamo ad uscire qualche volta per fare delle foto e risulta persino difficile aprire e chiudere le porte.
Passiamo poi a lato del rifugio Kistufell, veramente isolato.

Infine ci si ricongiunge con la pista principale, la F910.

I guadi tutto sommato non si rivelano nulla di che e giungiamo quindi a Nýidalur dopo circa 5 ore e mezza, date le poche soste effettuate.


Già ci pregustiamo mezza giornata di relax al rifugio senonché la ranger ci chiede se siamo proprio sicuri di volerci fermare visto che è previsto un vento molto forte per la notte che mal si addice al nostro tetto ribaltabile.
Ci suggerisce di proseguire verso la nostra prossima tappa, Landmannalaugar, a circa 3 ore guidando rapidamente.
Accettiamo il consiglio non dopo aver preso una cioccolata e chiacchierato un po.
Ci facciamo pronunciare un po’ dei posti in cui siamo stati e ci dice anche le formule di saluto in islandese.
Scopriamo un’incredibile somiglianza tra l’islandese ed il milanese, forse discendenti dallo stesso ceppo linguistico; quando ci si accomiata si usa un semplice “tac”, da fare invidia al milanese imbruttito.
Partiamo dunque lungo la F26 che poi lasciamo per la F208 e dopo tre ore arriviamo a Landmannalaugar, passando per nuovi paesaggi con laghetti e montagne verdi.


Langmannalaugar è una destinazione popolare perché si trova ad una delle due estremità del Laugavegur, un percorso su quattro giorni che unisce Langmannalaugar a Þórsmörk. Il campeggio è disseminato di tende degli hikers in arrivo o partenza sul Laugavegur.
Langmannalaugar è poi in una zona ad elevata attività geotermica e c’è una pozza termale naturale dove abbiamo fatto un lungo bagno fino quasi allo svenimento…


Chiediamo informazioni sullo stato delle strade all’ufficio informazioni che purtroppo ci informa che la F210 per Þórsmörk è chiusa causa l’elevato livello dei guadi dei fiumi glaciali originati dal ghiacciaio Mýrdalsjökull, vuoi per le piogge della scorsa settimana, per il vento da sud che aumenta lo scioglimento oppure per l’attività geotermica del vulcano sottostante il ghiacciaio.
Dobbiamo quindi riprogrammare i prossimi giorni e domani decidiamo di scendere verso la costa sud attraverso la F208.
Probabilmente avremo un paio di giorni da dedicare ai fiordi del nord ovest.
Poi seratone con carbonara e vino.
4 Agosto – Da Langmannalaugar a Lambrok – F208 – Km 245 – S/A
Il giorno 4 di buon mattino, dopo colazione, facciamo un’escursione circolare di 6,5Km e circa 2 ore e mezza con partenza dal campeggio, salendo sul monte Bláhnúkur e poi rientrando da un campo lavico ed una vallata.



ll percorso alterna saliscendi su creste e avvallamenti, offrendo scorci sulle vallate e sulle cime circostanti; un ambiente che non ha ancora finito di raffreddarsi: vapori sulfurei, rocce friabili, sedimenti color ocra e zolfo











Tornati al campeggio si riprende la F208 in direzione est e poi sud. Pista nera di cenere compressa, numerosi guadi, lunghi tratti tra muschio e sassi levigati dall’erosione. La discesa verso sud è graduale ma continua, fino a riagganciare l’asfalto nei pressi della Ring Road.





Tappa a Reynisfjara, la celebre spiaggia nera affacciata sull’Atlantico. Sul lato occidentale si erge la scogliera basaltica, con la grotta dalle colonne verticali. I faraglioni di Reynisdrangar emergono tra la spuma come sentinelle.
Scendendo dagli altipiani sulla costa inevitabilmente si trova più traffico e confusione ed un po’ rimpiangiamo l’isolamento dei giorni precedenti.



Sulla scogliera dall’altro lato della spiaggia avvistiamo qualche pulcinella di mare immobile sulle rocce.

Si prosegue lungo la Ring Road. Osserviamo le cascate Skógafoss dalla strada mentre visitiamo quelle Seljalandsfoss, dove un sentiero scivoloso consente di passare dietro la cascata. Esperienza intensa, ma senza impermeabile ci si ritrova inevitabilmente fradici.




Per la notte, un campeggio più all’interno, circondato da prati verdi.



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