Hekla e “petta reddast”

5 Agosto – Da Lambrok al rifugio Hagavatn – F210 – Km 246 – A/S

Partiamo dal campeggio a Lambrok e ci dirigiamo ad Hvolsvöllur, centro abitato a circa 20Km con supermercato dove compriamo il minimo che ci manca; ad Hvolsvöllur c’è il Lava Museum che lasciamo per una prossima volta.

La pista che avevo previsto per collegarsi alla F210 ci porta in una proprietà privata per cui dobbiamo tornare indietro ed effettuare un giro più lungo.

Imbocchiamo infine la F210, denominata anche Fjallabaksleið Syðri, in direzione est; la pista passa per vallate verdi percorse da torrenti e con montagne e ghiacciai sullo sfondo.

Prendiamo la deviazione per il vulcano Hekla, una pista dal fondo più sabbioso e tutto sommato scorrevole, fino a quando l’Hekla si manifesta.

L’Hekla, alto 1491 metri, è il più noto dei vulcani islandesi; nel Medioevo era ritenuto la porta dell’Inferno.

Il suo nome significa “incappucciato”, infatti la vetta è sempre coperta da una coltre di nubi. Si trova al centro della frattura che segna l’Islanda da sud ovest a nord est. Il Vulcano Hekla è molto attivo. La prima eruzione fu riscontrata nel 1104. Da allora, ne sono state registrate una ventina. Quelle più recenti risalgono al 1980, al 1991 e al 2000.

Saliamo fino al secondo parcheggio alla base dell’Hekla che richiede le marce ridotte e quindi non troviamo nessuna delle immancabili Dacia 4×4 che abbiamo trovato praticamente ovunque.

La giornata è leggermente nuvolosa ma la visibilità è buona.

Lasciamo il parcheggio ed iniziamo a salire verso la caldera camminando sui campi lavici.

Il mio GPS, spacciato per superiore ai telefonini ed utile in casi di emergenza, muore subito, dato che non avevo caricato la batteria; per fortuna Fabrizio ha il telefono con installate cartine e software di navigazione.

Il sentiero non sempre è tracciato in modo visibile per cui ogni tanto si devia e poi si recupera guardando la traccia su GPS o cercando gli omini di pietra.

La salita si dimostra più lunga di quello che ci aspettavamo ed arriviamo in cima che il tempo è peggiorato e ci coglie una fitta nevicata dandoci ancora di più la sensazione dell’imprevedibilità e maestosità di questo vulcano.

Torniamo infine alla macchina dopo aver percorso circa 7,3Km in 2 ore e 40 minuti e con 570 metri di ascesa.

Scendiamo quindi dall’Hekla in direzione nord per imboccare la strada 26 e poco dopo una pista sterrata in direzione nord-ovest che ha il pregio di dimezzare i chilometri da percorrere (e raddoppiare il tempo…).

Inizialmente la pista è abbastanza buona, dato che porta alle cascate Háifoss; tutte quelle viste sinora impallidiscono di fronte all’imponenza di queste cascate.

Poi la pista diventa la strada di servizio di un elettrodotto, a tratti sconnessa e con una marea di guadi; il primo subito dopo le cascate ci intimorisce ma passiamo in modo abbastanza agevole (si guadava uno dei torrenti delle cascate), quelli successivi sono più tranquilli.

Rientriamo sull’asfalto presso le cascate Gulfoss, che visiteremo prossimamente, percorrendo la 30 e poi la 35 in direzione nord fino al bivio per il rifugio Hagavatn che si raggiunge con di uno sterrato di 15Km ed è situato alle pendici del ghiacciaio Langjökull, il secondo più grande d’Islanda.

Più che rifugio si tratta di un bivacco, con latrine vicine, dove ci troviamo in completa solitudine una volta che l’ennesima Dacia si allontana; siamo felicemente su di un prato ai bordi di una fiumara.

Polenta taragna con formaggio islandese per cena!

6 Agosto – Dal rifugio Hagavatn a Húsafell – F338 – Km 132 – S/A

Prima di lasciare il rifugio saliamo per la breve pista che si dirige verso le cascate ed il lago alla base del ghiacciaio ma purtroppo la pioggerellina non ci regala delle belle vedute.

Torniamo quindi all’asfalto e prendiamo la F338 verso ovest, sempre per diminuire la distanza ed aumentare il tempo di percorrenza.

Nella parte iniziale si effettuano dei guadi e poi la pista costeggia i ghiacciai Langjökull e Þórisjökull; la pista segue sempre lo stesso elettrodotto della pista di servizio di ieri.

Imbocchiamo poi la 550 in direzione Húsafell e prima di arrivarci la 551 che porta al fronte del ghiacciaio Langjökull.

Qui il turismo ha preso una piega non condivisa da tutti, ed i turisti sono portati a bordo di giganteschi ex lanciarazzi della NATO trasformati in pulmann sul ghiacciaio per poi entrare a piedi in delle gallerie scavate sotto il ghiacciaio (Into the Glacier).

Siamo indecisi sul da farsi e poi decidiamo di limitarci ad andare in macchina al fronte del ghiacciaio.

Da qui si vedono i grossi mezzi scendere dal ghiacciaio e li osserviamo incantati.

Tanto incantato che per non ostruire la pista mi metto a lato senza rendermi conto che sotto le pietre c’è l’insidioso terreno glaciale.

Ripartendo la ruota posteriore destra sprofonda ed i tentativi coi blocchi dei differenziali non fanno che peggiorare la situazione.

Urge quindi un’azione di rescue; preparo la cinghia cinetica ed i grilli per tirare la macchina mentre Fabrizio si fa dare un passaggio da dei tedeschi su Dacia, ironia della sorte, per andare alla base di partenza del tour a chiedere supporto.

Mentre aspetto, uno dei mezzi giganteschi si ferma per chiedere se ho bisogno di essere tirato; mi rendo conto che è meglio uscire in avanti per cui utilizzo il mezzo gigantesco per attaccarci la puleggia e col verricello tirarmi fuori senza usare cinghie a strappo con tutti i rischi del caso.

L’operazione funziona egregiamente e torno sulla terra ferma.

Fabrizio arriva a piedi a salvataggio avvenuto e non fa a tempo a documentarlo fotograficamente.

Un po di cardiopalma ma a lieto fine.

Saliamo quindi a piedi sul fronte del ghiacciaio.

Ci fermiamo al bar presso la partenza del tour per un caffè ed apprendiamo un modo di dire islandese, “petta reddast”, che più o meno vuol dire andrà tutto bene a dispetto di tutto e riflette la filosofia di vita degli islandesi abituati a convivere con una natura dura, l’isolamento e le difficoltà logistiche.

Giungiamo infine ad Húsafell dove facciamo il pieno e gonfiamo le gomme; 278 litri di benzina per la modica cifra di circa 600 Euro.

Un difetto Carolina ce l’ha, beve come una spugna e facendo fuoristrada fatica ad arrivare a 5Km al litro.

Dati gli inconvenienti decidiamo di fermarci nel campeggio di Húsafell dove ripuliamo il sotto della macchina e gli interni infangati.

Ne approfittiamo anche per fare il bucato in questo bel campeggio dove tutti i servizi sono inclusi nel prezzo.

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